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“Come i pesci rossi. Breve storia del post-antropocene”. La mostra di Ericailcane a Belluno, Palazzo Bembo

  • alicebettolo
  • 10 dic 2025
  • 4 Min. de lectura

A presentare la mostra dal titolo “Come i pesci rossi, breve storia del post-antropocene” all’inaugurazione ufficiale della rassegna Oltre le vette, c’era Alice Bettolo, sorella dell’artista.  “Con Antropocene  – ha detto – si indica un termine proposto per designare l’attuale epoca geologica. Il termine deriva dal greco antropos e kainos, che significano rispettivamente essere umano e recente.


Un’epoca che, in realtà, ancora non esiste per gli scienziati ed i geologi, ma che ben

racconta di questo tempo nel quale l’essere umano, con le sue ferventi attività, è riuscito ad incidere sui processi geologici, con le continue modifiche territoriali, strutturali e quindi (forse) anche climatiche.


Che esista questa moderna era geologica o meno, è sotto gli occhi di tutti la continua e

rapida trasformazione, nei tempi attuali, del pianeta Terra e della natura stessa.

Mentre questa avventura umana, (dell’homo sapiens), è decollata solo alcune decine di

migliaia di anni. In questa evoluzione, che ci ha portato a vivere in comunità, siamo anche

diventati coscienti del fatto che tutti gli esseri viventi hanno, da sempre, sviluppato tra di

loro dei profondi legami. Nel mondo vegetale, le piante sono interconnesse, mandandosi

messaggi ed avvertimenti. Così come fanno gli uccelli, nei loro stormi ed i pesci, nei loro

banchi. Chissà se possiamo affermare che anche le rocce, con le loro energie magnetiche,

possono superare la barriera tra l’organico e l’inorganico.


La parola Post-Antropocene possiamo invece dire che sia un neologismo ambizioso. Ma lo

sappiamo che sono gli ideali (Incompresi) a costruire il futuro. Con questa parola si vuole

indicare quel futuro nel quale l’umanità sarà riuscita ad invertire il processo di

distruzione nella quale è incappata da alcuni secoli. Si vuole raccontare il momento nel

quale l’uomo Sapiens vivrà in un ambiente confortevole, quando non sarà più soffocato dalla sua stessa urbanizzazione, quando sarà in grado di ristabilire la profonda connessione con la Natura e rapportarsi con gli altri esseri viventi con l’armonia della comunità, con un

antispecismo che si è ormai da tempo dimenticato.


La BREVE STORIA DEL POST-ANTROPOCENE che racconta Ericailcane, con i suoi mondi

zoomorfi, sposta l’attenzione, lontano da quel centro immaginario che si era creato l’uomo

Sapiens tutto attorno, viziato da secoli di religione e di cultura antropocentrica. Nel PostAntropocene sparisce l’homo sapiens. Riprendono le loro vite gli altri esseri, senza adesso, il peso dell’uomo (e della sua costante opera di distruzione). Una distopia che mi sembra più consono chiamare: “contro-utopia”. Del momento nel quale l’essere umano sarà dimenticato e spazzato come le briciole sul tavolo.


Ericailcane disegna i suoi mondi immaginari, nei quali gli animali si proteggono da soli. E

fanno a anche a gara per avvisare gli esseri umani dell’inevitabile catastrofe. Di quando

finalmente terminerà l’antropocentrismo e comincerà la nuova era di questo utopico PostAntropocene.

Sono messaggi dal futuro, ma, come si sente risuonare nelle foreste dell’Amazzonia e tra i

punk:

“Non c’è futuro (ed il futuro è il nostro passato)”.

Le zattere di salvataggio, nei disegni di Ericailcane, restano comunque in attesa sui galeoni

delle Rane Pirata. Mentre gli ultimi della specie Homo Sapiens cominciano proprio adesso

ad interrogarsi sull’impatto che le proprie azioni provocano, ogni giorno, sull’ambiente e sugli altri esseri viventi. Dalle zattere si lanciano anche dei salvagenti, nel frattempo.

Infatti Ericailcane è sempre stato un nome collettivo, una comunità ed anche uno

pseudonimo personale. Un artista che nasce tra queste montagne del Bellunese, ma la sua

vita è: “*Un collage di altri mondi e tempi. Parla d’incubi come fossero sogni e di animali come fossero uomini. Ci dice costantemente che gli uomini non sono altro che animali.”


In questo caso siamo COME I PESCI ROSSI che è poi il titolo della mostra stessa.

Guardiamo il mondo dalla nostra boccia di vetro (la famosa zona di comfort). Crediamo che

la realtà sia a misura del nostro battito di pinne. E tutto il resto, ciò che si trova al di fuori,

non esiste. E poi perché, proprio come i pesci rossi, la nostra memoria è labile e,

soprattutto, selettiva. E quindi ci ricordiamo solo in parte o in piccole parti quello che

dovremmo invece ricordare e trasformare poi in una memoria collettiva. Ma è proprio per

questo esiste l’arte.

Anche se, Ericailcane dice spesso che non crede di fare arte. Piuttosto a lui piace dipingere i

muri, essere non un street artist, ma “un’imbianchino del popolo”. Ama collaborare con amici e persone valenti, creando progetti che spaziano in vari campi.

Fare arte è da sempre: ¨avere un’etica precisa e che quest’etica non debba mai essere

messa in discussione”.

Non facile, vivendo in questa società che ci chiede ogni volta di chiudere gli occhi di fronte

alle ingiustizie. Ma Ericailcane si sforza, in ogni suo racconto, di creare degli interrogativi utili a dare uno spunto di riflessione a coloro che li guardano.

Come dice in un’intervista: “…porsi delle questioni su ciò che facciamo nel piccolo per

poi trasporlo in grande, in modo tale che ogni nostra azione non diventi propaganda a

favore di niente e nessuno ma semplice comunicazione”.

L’arte pubblica è fatta per: “porre degli interrogativi e narrare storie, senza chiedere un

biglietto d’ingresso e senza (s)vendite stagionali.”


 
 
 

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